Scarti del caffè accelerano la riforestazione,
[ Ricerca&Sviluppo – Ambiente -Consumo del suolo ]
Gli scarti industriali della produzione del caffè sono un concime superpotente che incrementa la crescita della piante.
Lo scarto derivante dell’utilizzo del caffè è un prodotto che ormai sembra avere mille pregi, da substrato per la coltivazione dei funghi, a pellet fino ad oggetti di design. Un problema che invece affligge l’industria del caffè è quello dello scarto della lavorazione che oltre alle acque reflue, facilmente gestibile con le tecniche attuali, interessa la cosiddetta polpa di caffè, il residuo primario e più cospicuo della prima fase del processo dopo quello della la raccolta.
La polpa di caffè si ottiene dopo l’estrazione del chicco dal suo frutto che esternamente assomiglia ad una bacca, mentre il chicco segue il processo diventando, dopo la tostatura, quel granello scuro che conosciamo, la polpa invece viene scartata e spesso, come prassi consolidata nell’economia “usa e getta”, trattata come rifiuto.
La storia recente, più attenta all’ambiente e al ciclo di vita dei prodotti, ne vede l’utilizzo come frazione umida di rifiuto e quindi gestita negli impianti che successivamente la trasformano in ammendante.

Un gruppo di ricerca universitario, che ha come obiettivo l’analisi degli effetti dei diversi ammendanti derivanti da scarti di produzione agroalimentare, ha condotto uno studio sull’utilizzo della polpa di caffè con lo scopo di valutarne l’efficacia quando introdotto nel ciclo di produzione agricolo.
I risultati non si sono fatti attendere, anzi sono arrivati prima del previsto, infatti in brevissimo tempo i ricercatori si sono accorti di qualcosa di fantastico: la polpa di caffè incrementava la crescita delle piante in maniera fuori dal comune.
in soli due anni una porzione di foresta, disboscata e degrata ha ripreso vita con un tasso di crescita maggiore di quanto accade naturalmente.
La ricerca, frutto di un lavoro coordinato tra il Politecnico federale di Zurigo (ETH) e l’Università delle Hawaii, è stata pubblicata sulla rivista Ecological Solutions and Evidence della British Ecological Society con il titolo “Coffee pulp accelerates early tropical forest succession on old fields”.

Per la sperimentazione è stata scelta una zona nella contea di Coto Brus, a sud della Costa Rica, uno dei paesi che ha conosciuto negli anni una smisurata deforestazione a causa di attività agricole intensive e scriteriate, l’area utilizzata è parte di un terreno degradato, lasciato incolto dopo il suo sfruttamento, con una superficie di circa 1400m2 , suddiviso in due aree distinte, una di sperimentazione e una di confronto.
Su una porzione è stato cosparso uno strato di circa 50cm di polpa di caffè, mentre la seconda porzione di terreno è stata lasciata priva di qualsiasi intervento, simulando un flusso di riforestazione naturale.
L’incredulità è stata la prima sensazione che ha pervaso il team di ricerca, la sua coordinatrice, la dott.ssa Rebecca Cole, dell’università delle Hawaii, ha esordito entusiasticamente con l’affermazione:
I risultati sono stati straordinari >, mettendo in evidenza come : <L’area trattata con lo strato di polpa di caffè si è trasformata in una piccola foresta in soli due anni, mentre l’area di comparazione è rimasta dominata da erbe di pascolo non autoctone>.
Tasso di crescita quattro volte superiore alla media naturale
In solo due anni, infatti, l'area cosparsa di polpa di caffè ha raggiunto una copertura arborea dell'80% a differenza di quella non trattata che si è attestata al solo 20%, l'estensione della chioma degli alberi è risultata 4 volte maggiore nella zona trattata rispetto all'area di comparazione con alcuni alberi che hanno superato i 4m di altezza. Stessa cosa si è notata per le erbe invasive, residuo dei pascoli che spesso ostacolano il processo di riforestazione spontanea, che sono completamente scomparse all'interno dell'area concimata, questo ha permesso la rapida colonizzazione delle piante autoctone.

Migliora anche il terreno
Ma le sorprese non sono finite quì, perché netti miglioramenti si sono riscontrati anche nella composizione del terreno-
Le analisi di comparazione, condotte all’inizio e alla fine della sperimentazione, hanno evidenziato altri straordinari effetti tra cui l’aumentata presenza, nella porzione di terreno trattato, dei fondamentali nutrienti (Azoto, Fosforo e Carbonio).
Chiaramente, come suggeriscono i ricercatori, due anni di studio sono appena sufficienti per trarre delle conclusioni scientificamente attendibili, bisognerà estendere la sperimentazione in altre aree, con diverse caratteristiche morfologiche, mappando per ogni sito tutti i parametri ecologici e fisico-chimici in mdo da conoscere gli impatti ambientali a lugo termine.
Un Processo che imita la natura
Il processo che si innesca è semplice e copia ciò che avviene normalmente in natura.
- Si cosparge la superficie da riforestare con la polpa di caffè, creando uno strato di 50cm. (Lo spessore dello strato è risultato determinante in quanto tende a soffocare la vegetazione infestante)
- La vegetazione infestante una volta soffocata muore, marcisce e si decompone, successivamente insieme ai nutrienti e le fibre della polpa di caffè, forma sostanze che rendono il terreno fertile.
- Il terreno così fertilizzato attrae insetti e altre microspecie, le quali a loro volta attraggono uccelli che se ne cibano. Gli uccelli, insieme all’azione del vento, a loro volta trasportano e rilasciano nel terreno i semi delle piante autocnone.
A questo punto il gioco è fatto, anche se inizialmente sembri non succedere nulla. Poi nel giro di un paio di anni la vegetazione sembra esplodere, iniziando a crescere così velocemente da sembrare dopate. Queste le parole di uno dei ricercatori.
Problematiche in cerca di soluzioni
La sperimentazione ha sicuramente acceso i riflettori su una delle soluzioni che possono contriburire alla rinascita delle grandi foreste e non solo, ma come tutte le azioni producono, per un principio fisico, delle reazioni che vanno analizzate e monitorate.
– La polpa di caffè, come tutti vegetali, degrada fermentando, per cui rilascia miasmi maleodoranti che rendono sgradevole l’aria da respirare, di conseguenza le aree trattate, se vicine a centri abitati, devono essere dotate di misure che mitighino tale effetto.
– Le sostanze organiche prodotte dal vegetale in decomposizione, tra cui quelle azotate, possono percolare, infiltrandosi nel terreno fino a raggiungere bacini idrici e falde, alterando la composizione dell’acqua.
– La polpa cosparsa sul terreno attira anche molti insetti che oltre ad alcuni indiscussi vantaggi, come l’ipollinazione ed il richiamo di uccelli, sono anche nocive per le popolazioni adiacenti la zona trattata.
Punto di partenza per nuovi approcci
Malgrado alcune problematiche risolvibili con attente analisi, della ricerca rimane un dato di fatto:
che lo studio ha da subito messo in evidenza la validità della filosofia Blue Economy, evidenziando come lo scarto prodotto da un sistema possa diventare risorsa per un altro sistema, generando nutrienti e valori ecologici ed economici in cascata.
Si pensi al fatto che la polpa di caffè, viene comunemente gettata nell’ambiente facendola marcire con notevoli costi e danni ambientali, oggi può essere utilizzata come coadiuvante della crescita vegetativa e nella riqualificazione biologica dei terreni, aprendo di fatto un nuove opportunità con risvolti economici e occupazionali in cascata.
Riforestare velocemente per risanare l’ambiente e Assorbire CO2
La scoperta è sicuramente un’ottima notizia considerando che uno dei rimedi immediati ed economicamente meno costosi per ridurre la CO2 in atmosfera è proprio quello di piantare alberi.
Gli alberi infatti, malgrado l’avvento di impianti tecnologici, sono al momento l’unico strumento consolidato e completamente eco-sostenibile che, oltre mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, aiuterebbe a risanare enormi aree geografiche distrutte dall’antropizzazione, facendo al contempo rinascere foreste e boschi nel più breve tempo possibile e aprendo, inoltre, la strada a nuove attività legate alla tutela e manutenzione dell’ambiente.
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