NEMO, gli ortaggi arrivano dal mare

[Ricerca & sviluppo-Consumo del suolo]


La rivoluzione agricola parte dal mare

Il progetto analizzato in questo articolo, è uno di quelli che si può definire potenzialmente rivoluzionario nel campo “dell’agricoltura”, ma non quella classica (terrestre) che conosciamo praticamente dalla notte dei tempi, ma un’agricoltura SOTTOMARINA.

L’idea innovativa e pioneristica a cui ci riferiamo, è “L’ORTO DI NEMO” ( Nemo’s Garden )- in chiaro riferimento al Capitano del Nautilus,  protagonista del romanzo di Jules Verne“Ventimila leghe sotto i mari”

Il progetto nasce pensando al futuro prossimo del nostro pianeta che oggi ospita 8 miliardi di abitanti che potrebbero diventare 10 miliardi entro il 2050 ( previsioni ONU) e tale trend pone seri problemi riguardanti la produzione alimentare onde soddisfare le richieste di cibo.

A questo proposito una parte della comunità scientifica e tecnologica, quella la cui vision ha raccolto la sfida di una economia più equa, solidale ed ecocompatibile, si è impegnata nella ricerca di soluzioni innovative con il minor impatto ambientale.

Da questo punto di partenza nasce l’idea di provare a copiare quello che la natura fa in maniera egregia, giorno dopo giorno, dalla notte dei tempi, prendendo ad esempio ciò che avviene con le alghe, vegetali che crescono spontaneamente nei fondali acquatici .

POPOLAZIONE MODIALE

L’idea rivoluzionaria

Il Nemo’s Garden nasce con l’intento di sperimentare la possibilità di coltivare vegetali terrestri ( per ora Basilico, seguito poi da aglio, lattuga e persino fiori di nasturzio ) in un ambiente diverso ma ampiamente disponibile sul nostro pianeta, il mare, che costituisce il 71% della superficie globale, quindi abbondantemente disponibile per il futuro alimentare del nostro pianeta.

La sfida iniziale era data dal tipo di struttura da impiegare, ma la soluzione è stata semplice perché è bastato copiare  quello che già facciamo in superficie: Si è progettato una serra che può essere ancorata in fondo al mare senza che la piante messe a dimora vadano a contatto con l’acqua .

I prototipi realizzati sono stati alloggiati sulla costa antistante Noli, in provincia di Savona in Liguria; La struttura base è costituita da una serra a forma di cupola semisferica posta ad una profondità variabile tra 6 e 12 metri, fascia in cui la luce del sole è ancora presente, su una superficie totale di 36 mq.

LE CUPOLE SEMISFERICHE DEL NEMO’S GARDEN

La cupola immersa crea una bolla d’aria al suo interno che isola l’acqua esterna permettendo la fotosintesi e la respirazione dei vegetali posti all’interno i quali producono ossigeno (O2), assorbendo e fissando anidride carbonica (CO2), durante il giorno e facendo l’inverso durante la notte quando la luce solare è assente. In questo modo creano una biosfera che ne permette la sopravvivenza e la crescita.

I semi germogliano in sole 48 ore e non servono antiparassitari

All’interno della struttura sottomarina, le condizioni inoltre si sono rilevate più favorevoli rispetto all’esterno: la pressione maggiore presente a tale profondità, rispetto a quella atmosferica, favorisce la germinazione rapida, mentre l’umidità e la temperatura rimangono costanti. Come notato durante la sperimentazione, i semi impiegano solo 48 ore a germogliare ma l’aspetto più importante è quello per cui all’interno della serra non sono presenti insetti, parassiti e altri agenti che in genere attaccano le colture rovinandole.

Altre caratteristiche che rendono questo sistema particolarmente innovativo sono:

il mantenimento della temperatura interna quasi costante, dato che nelle profondità marine gli sbalzi termici tra il giorno e la notte sono minimi;

Tasso di umidità ottimale: durante il giorno, grazie all’azione del sole, l’aria contenuta all’interno della cupola aumenta di qualche grado, permettendo così all’acqua marina presente alla base della cupola di evaporare e creare quella condensa che si trasformerà di fatto in acqua dolce permettendo l’umidificazione del substrato di coltivazione.

Grazie a questi parametri e al tipo innovativo di processo le semisfere sottomarine si rivelano delle serre ottimali in cui coltivare con la tecnica idroponica e cosa importante in maniera biologica, senza danneggiare ed inquinare l’ambiente. Purtroppo però, come tutti i progetti innovativi in fase prototipale,  i problemi da risolvere non mancano, ma fortunatamente non sono di tipo realizzativo e quindi facilmente superabili con attente analisi e puntuali azioni correttive.

Problematiche di Ecosostenibilità da monitorare

Le problematiche macro principali, emerse dall’analisi del progetto, sono al momento quattro:

  • Costi di produzione, che sono ancora elevati per rendere commercializzabili su larga scala i prodotti dell’orto di Nemo, anche se come sostengono gli ideatori del progetto, stanno provando a realizzare un sistema auto sostenibile, che non richieda un elevato impiego di risorse economiche.
  • Materiale da costruzione: Tra i materiali utilizzati, l’impiego della plastica di origine petrolchimica è il “tallone di Achille” per una struttura che punta ad essere eco-compatibile, ma le alternative progettuali non mancano e in ottica di blue economy crediamo che l’utilizzo, nell’immediato futuro, di materiali eco-compatibili possa andare di pari passo con l’industrializzazione su vasta scala degli orti subacquei.
  • L’impatto ambientale delle cupole: Esse infatti introducono sul fondale materiali e strutture inesistenti sino ad oggi, che producono inevitabilmente un impatto sull’ambiente circostante ( vedasi definizione di inquinamento) ma che se progettate, come già fatto per altri contesti, con criteri di biomimesi e integrate architettonicamente con l’ambiente marino, realizzate con l’utilizzo di materiali eco-compatibili e atossici, possono dare vita ad un complesso strutturale utile anche alla biosfera marina creando al contempo habitat per specie ittiche che gioverebbero all’ecosistema e all’economia della zona.
  • Valutazione dell’impatto ambientale delle colture: Molte specie vegetali producono sostanze che che hanno lo scopo di proteggerle dagli attacchi dei parassiti (dei veri e propri antiparassitari naturali), sono sostanze aromatiche che riconosciamo dal gusto o dal loro aroma tipico, che per l’uomo spesso risultano innocue o addirittura benefiche, come nel caso del resveratrolo che viene prodotto dall’uva quando attaccata da muffe. il pomodoro invece in caso di attacco da parte di bruchi produce un composto, il jasmonate metil, che induce nei malcapitati l’istinto di cannibalismo ( si mangiano tra loro ) grazie al quale l’ortaggio si salva dall’aggressione.

Quale effetto potrebbe creare l’interazione di tali sostanze con l’ambiente marino? Quale tossicità potrebbero indurre nella fauna marina se rilasciate inavvertitamente? Quali sostanze potrebbero formarsi dalla reazione di composti autoctoni ( marini ) e quelli prodotti dalle piante terrestri?

Sono domande che in ambito scientifico sono affrontate con tecniche di F.M.E.A. o V.I.A, tecniche che oggi più che mai devono essere utilizzate quando si affrontano temi innovativi dei quali non conosciamo tutti i risvolti, soprattutto per non incorrere negli errori già commessi in passato e dei quali oggi conosciamo gli effetti.

In ogni caso l’idea e gli obiettivi del gruppo di progetto della Ocean Reef Group sono visionari e fortemente innovativi in tutti i loro aspetti, soprattutto in quello relativo all’eco-sostenibilità che lascia intravedere quel cambio di paradigma necessario alla nostra società onde riportare il giusto equilibrio tra noi e l’ecosistema di cui siamo parte.

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