Produrre birra a basso impatto ambientale
Alcune aziende impegnate nel settore della produzione della birra hanno iniziato a rivedere i propri processi al fine di abbattere la propria impronta ecologica.
E’ possibile cambiare i canoni di produzione di un prodotto salvaguardando l’ambiente e apportando benefici ai territori e alle comunità in cui si opera? Per chi crede che nulla è impossibile, sì!
Questo è l’obiettivo di alcune imprese che, grazie ad un’idea ben precisa, hanno deciso di modificare il tradizionale sistema di produzione della birra senza stravolgerne il processo ma agendo su quei punti in cui esso è più dispendioso e più impattante sull’ambiente.
“LA166” e Biova Project sono alcune tra le birre prodotte utilizzando parte del pane recuperato dalle attività di produzione e distribuzione..
La birra, normalmente, viene prodotta a partire dall’utilizzo di cereali, per lo più orzo, che vengono opportunamente lavorati seguendo, in linea di principio, 3 macrofasi:
- Lavorazione del cereale (che prevede diverse fasi), al fine di creare un mosto da fermentare.
- Fermentazione
- Filtraggio e Pastorizzazione
Alla fine di questi passaggi otteniamo la bevanda pronta per essere imbottigliata.

L’idea nasce da una sfida: Utilizzare meno materia prima vergine sostituendola con qualcosa che altri scartano nella loro quotidianità.
Così alcune imprese con piglio innovativo hanno deciso di utilizzare il pane di scarto proveniente dalla catena alimentare, recuperandolo da attività commerciali o di servizi. Luoghi dove quel pane ogni giorno viene prodotto, invenduto o inutilizzato. Ciò ha permesso di utilizzare, all’interno del processo di produzione della birra, meno orzo (-30%) con potenziali impatti positivi sul consumo del suolo e della risorsa idrica legati alla sua coltivazione.
Un solo Kg di orzo ha bisogno, per crescere ed arrivare a maturazione, di circa 1420 litri di acqua, pertanto utilizzandone il 30% in meno si risparmierebbero circa 420 litri di acqua per ogni kg di orzo eliminato dal processo e sostituito dal pane.
Un’idea antica quanto le piramidi, ma con una marcia in più.
L’idea di usare il pane per produrre birra non è nuova. Ricette analoghe risalgono, infatti all’epoca degli antichi Egizi e dei Sumeri; Emblematico è “l’inno a Ninkasi”, la dea sumera della birra.

Inoltre sostituire l’orzo ed il suo malto con il pane o con altri ingredienti analoghi è un metodo usuale nella produzione della birra di tipo artigianale: Progetti simili sono stati avviati un po’ in tutto il mondo ma quello di queste aziende si spinge più avanti e si distingue per un proprio percorso eco-sostenibile.
Grazie ad un collaudato sistema logistico di approvvigionamento, il pane, utilizzato come materia prima seconda dal birrificio, arriva direttamente dalla catena del prodotto invenduto o dal trattamento dello scarto di lavorazione.
I produttori di birra hanno infatti stretto collaborazioni con panificatori, centri commerciali e altre realtà del settore food in modo da recuperare il pane invenduto o comunque inutilizzato. In questo modo hanno contribuito a costruire una rete che ha innescato un processo in cascata di riduzione dello scarto alimentare su più fronti.
Trasformare lo scarto in nuovo prodotto, un ulteriore passo verso una produzione sostenibile.
Unendo i principi di eco-sostenibilità ad una politica di responsabilità sociale d’ impresa alcune aziende hanno focalizzato la propria attenzione sul concetto di impatto zero.
Per raggiungere questo obiettivo, oltre ad agire sulla materia prima, hanno iniziato a porre attenzione anche sulla gestione del proprio scarto, mettendo a punto un nuovo prodotto ricavato interamente dai residui del processo di maltazione.
Il malto residuo, per esempio, normalmente viene venduto o regalato ad aziende agricole, che lo utilizzano come foraggio per il bestiame d’allevamento o concime.
- La torinese Biova Project, invece, ha realizzato uno snack a base di orzo battezzato RI-SNACK e ricavato interamente dal malto residuo della propria produzione di birra, perseguendo di fatto quell’idea di beneficio in cascata, tipica della Blue Economy.
- Un’altra iniziativa degna nota, che si inserisce i tale contesto, è rappresentata da Ley – Circular Food, azienda di Castelfranco Veneto (TV), che produce “Ley®“ una innovativa “farina di birra” interamente prodotta dalle trebbie di risulta.
Il percorso innovativo di birrifici come “Biova Poject”, “Magazzini sociali”, “birrificio Rubiu” e molti altri è solo all’inizio ma queste aziende hanno ben chiaro il percorso da seguire e i risultati sono già ottimali:
-40% di materie prime utilizzate: tra cui Acqua, Orzo, energia,
con 1500kg di pane si ottengono circa 2500 litri di birra e una riduzione di -1365 kg di CO2 altrimenti prodotta.
Il processo di produzione della birra è comunque molto articolato e affinché diventi completamente sostenibile necessita di azioni innovative su tutto il suo flusso. La strada che queste aziende hanno intrapreso è certamente solo all’inizio, ma è un chiaro esempio di come sia possibile ripensare e realizzare un’economia armonizzata fondata su processi sostenibili e socialmente etici.
Un ottimo motivo per scegliere prodotti amici dell’ambiente delle persone e delle comunità.