Cibo, Agricoltura ed esaurimento del suolo
Entro il 2050 il nostro pianeta conterà circa 10 miliardi di individui.
Una delle sfide cruciali che dovremo affrontare nel prossimo futuro sarà quella legata alla produzione di cibo; E procedendo con la stessa logica adottata sino ad oggi, per aumentare la produzione dovremmo utilizzare ulteriore suolo.
Secondo diversi studi già entro il 2030 per garantire cibo alla popolazione mondiale occorrerebbe un territorio aggiuntivo di dimensioni pari a quelle degli U.S.A dal quale attingere nuove risorse. Aumentando la nostra impronta ecologica e aggravando il fenomeno dello « ESAURIMENTO TERROSO».
Le soluzioni allo studio per mitigare tale problema sono le più disparate.
Dalle coltivazioni sottomarine, come quella sperimentale dell‘orto di NEMO posto sui fondali di Novi Ligure, fino all’utilizzo dei tanto discussi OGM che consentirebbero di aumentare la resa delle colture, ma non senza rischi per l’ambiente e la salute.
Un aiuto eco-sostenibile arriva dalla COLTIVAZIONE IDROPONICA.
Nata da un’antica tecnica sviluppata in alcune remote regioni asiatiche, permette di sopperire alla carenza di suolo coltivabile. Essa consiste nel coltivare FUORI SUOLO ovvero senza l’utilizzo di terreno. Esso viene sostituito da un substrato inerte normalmente costituito da materiali come l’argilla espansa (vermiculite, fibra di cocco, lana di roccia ecc.).
La pianta da coltivare viene poi irrigata con una soluzione di acqua e composti per lo più inorganici. Necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili al nutrimento, questi fungono da sostituti di quelli normalmente presenti nel terreno .
Uno dei sistemi più utilizzati per questo tipo di coltivazione prende il nome di NFT (Nutrient Film Tecnique) ovvero Tecnica del Film Nutritivo,che concettualmente è strutturato con pochi semplici dispositivi.
- Un SERBATOIO Primario, contenente acqua in cui vengono disciolti i nutrienti;
- Una POMPA AD IMMERSIONE (per permettere la circolazione della soluzione nutritiva);
- Una POMPA di immissione dell’aria
- Un VASSOIO di supporto (in cui mettere a dimora le piante)
- LANA DI ROCCIA in cubi , tra cui far ramificare le piante
- TAPPETO IN “tnt” (tessuto non tessuto) che aiutano l’espansione dell’apparato radicale
- Soluzione nutritiva idroponica.

Questo tipo di impianti, anche se moderni e rispettosi dell’ambiente, presentano ancora alcuni limiti. L’utilizzo di plastica per contenitori e serbatoi e quello di fonti energetiche per alimentare le pompe di irrigazione e di insufflaggio dell’aria, non li rendono 100% eco-friendly
Problemi questi facilmente risolvibili passando all’impiego di plastiche bio-compatibili o materiali alternativi , fonti di energia rinnovabile e fertilizzanti di origine naturale.
La Blue Solution
Una soluzione più sostenibile arriva dal lontano passato e ancora oggi largamente utilizzata in Bangladesh. Il paese Asiatico è cronicamente affetto da scarsità di terreni coltivabili, ma malgrado tutto ha saputo «valorizzare» questa condizione applicando la “Vasoman Chash” (Agricoltura galleggiante). Conosciuta anche come «Floating garden» (giardini galleggianti).

Si tratta di una tecnica di coltivazione organizzata su strutture portanti in canna di bambù, che vengono ricoperte da composti organici naturali; Una volta messe a contatto con l’acqua queste consentono la crescita di vegetali.
Le strutture, costituite interamente da materiali naturali ed ecocompatibili, a fine ciclo vengono smantellate, smembrate e mescolate a nuovo terriccio. Il tutto andrà a creare nuovo concime organico completando un ciclo chiuso senza rifiuti.
La produzione agricola effettuata con tale sistema risulta circa dieci volte maggiore rispetto a quella tradizionale.
vantaggi in cascata
Ma i benefici di tale coltivazione idroponica non si limitano alla produzione interamente biologica di alimenti ma va ben oltre.
Le strutture portanti costruite in bambù, materiale 100% naturale e rinnovabile, oltre a sostenere l’orto galleggiante contribuiscono a creare micro-habitat per altre specie, sia animali che vegetali, con ricadute positive sulla flora e sulla fauna del luogo.
Inoltre il concime che se ne ricava a fine ciclo, oltre ad essere riutilizzato, può essere venduto generando ulteriori fonti di guadagno.
Così succede che, trovandovi riparo e cibo, si creino colonie di animali acquatici che producono ulteriori benefici naturalistici ed economici con incrementi di volumi nel settore ittico.
Le specie vegetali che vi crescono, con la loro capacità fitodepuratrice, contribuiscono alla salubrità delle acque, aumentandone la funzionalità ecologica. Incentivano il ripopolamento di insetti che oltre ad essere cibo per gli uccelli che vi trovano riparo hanno un importanza vitale nel ciclo di impollinazione del modo vegetale.
Le alghe che vi si formano, inoltre, contribuiscono all’assorbimento della CO2 nonchè alla produzione di Ossigeno, che con i suoi effetti battericidi evita la proliferazione di virus e batteri.

Insomma, la coltura idroponica dei giardini galleggianti rende questi ultimi dei veri e propri “Giardini dell’eden”; Piccoli paradisi che oltre a dare cibo senza distruggere l’ambiente creano le condizioni per il proliferare della vita e del benessere sociale.
Una soluzione sicuramente da perseguire in sinergia con le tecniche di coltivazione tradizionali; se vogliamo sfamare i 10 miliardi di individui che nel 2050 popoleranno il nostro pianeta.